La storia

 

Era il 1974 quando al 35enne Donato Carelli balena l’idea di costruire un ippodromo. L’UNIRE di allora spinge verso Bari o Lecce, ma il tergiversare genera il terreno fertile per l’allora imprenditore tarantino, titolare della CALIBRI’, che non ci pensa su due volte e posa la prima pietra di quello che diventerà il fiorente ippodromo Paolo VI. In contrada Terra Rossa sulla strada provinciale Taranto – Montemesola, in pochissimo tempo viene allestita la pista e poi gradualmente tutto il circondario, le strutture e quant’altro.

E’ il periodo dell’austerity e la gente non potendo circolare con le auto, la domenica raggiunge la neonata struttura ippica che emette i primi vagiti. Nasce come pista privata e già i primi appassionati hanno un forte interesse verso i cavalli. Marrazza, Rosa, Palma Modoni, l’indimenticabile avvocato che poi diverrà il presidente dei proprietari Francesco Tamborrino, De Bellis, proprietario e allevatore, sono questi i pionieri del “Paolo VI”.

L’ippodromo tarantino nasce sotto la griffe della SIFJ S.p.a, la società che da sempre ha gestito la struttura ippica jonica, ma l’apertura ufficiale avviene nel 1978. La prima giornata di corse è datata 29 giugno 1978. E nello stesso anno parte il Gran Premio Due Mari. Sull’onda lunga dell’ippica nazionale Taranto si pone alla stregua di tracciati importanti come Milano, Roma, Napoli, Bologna, Firenze. Cavalli di grido e guidatori affermati che hanno fatto la storia del trotto nazionale e non solo come Marcello Mazzarini, Vittorio e Giuseppe Guzzinati, William Casoli, Giancarlo Baldi, Carlo Bottoni, Roberto Benedetti e chi più ne ha più ne metta, calcano la pista tarantina.

La fine degli anni settanta e ottanta rappresentano per l’ippodromo Paolo VI ma soprattutto per l’ippica italiana il periodo più fiorente di sempre. Cavalli come Wayne Eden, Our Dream of Mite, Speed Expert danno lustro all’anello ippico tarantino. La scuderia Statte del patron Donato Carelli che si cimenta con ottimi risultati anche in sediolo spadroneggia con i suoi cavalli di grande qualità. Soggetti che disputano anche corse del circuito classico. Ilford è il primo reuccio del Paolo VI, il primo pupillo di Donato Carelli ma nella scuderia transitano cavalli come Toffia, il primo cavallo stattese, Afay, Hatto d’ausa, oltre che Superfast.

Il 5 agosto del 1978 si disputa il 1° gran Premio Due Mari, a dare lustro alla corsa la presenza di un mostro sacro dell’ippica mondiale: Wayne Eden che vinse la corsa con in sediolo Anselmo Fontanesi. Ecco il campo partenti di quella corsa, la prima edizione dello storico gran premio tarantino:

1) URPILA DI JESOLO F.Pasini
2) TOFFIA S.Esposito
3) TANITO’ A.Flaccomio
4) IRONEY G.Matarazzo
5) WAYNE EDEN AFontanesi
6) JUSTACINCH A.Masucci.

A Wayne Eden succede un altro mito dell’ippica: Our Dream of Mite che vince per tre anni consecutivi il Gran Premio Due Mari, record che dopo 30 anni ancora resiste.

Dopo quattro anni arriva il Gran Premio Città di Taranto, importante vetrina per i quattro anni.

Arrivano gli anni 80 che rappresentano il massimo splendore per l’ippica e il parterre della struttura di Terra Rossa si riempie all’inverosimile. Era impossibile passeggiare per la numerosissima presenza di pubblico. C’erta da chiedere permesso in tutti i sensi per poter raggiungere il capo opposto delle tribune. Gli anni 80 rappresentano il massimo splendore anche per la Scuderia Statte di proprietà del patron dell’ippodromo. Un nome su tutti: Hollyhurst che nel 1989 stravince il Gran Premio Lotteria di Agnano in una retta d’arrivo indimenticabile per il figlio di Florida pro che riuscì a battere Napoletano e Limbo Joe. In sediolo all’americano della “Statte” Lorenzo Baldi con il popolo degli appassionati tarantini a festeggiare in pista ad Agnano una vittoria non annunciata e quindi molto più bella.

Qualche mese prima era stato Monarch T il cavallo di punta della scuderia di Donato Carelli, alcune presenze anche sulla pista tarantina, ma poi solo corse in altri ippodromi. Spadroneggiavano, intanto, nelle rispettive categorie Favilla Pap ed Erfurt, due gioielli del patron Carelli, ma anche le altre scuderie non stavano a guardare. Di proprietà di Spinelli c’era Fiorino Bell che debuttò nelle mani di Tonino Luongo a Napoli nel 1985. Diverse apparizioni nelle classiche, ma qualche presenza anche in alcuni centrali del “Paolo VI”.

La crisi comincia a dare segni tangibili negli anni 90 e tutta l’ippica ne risente, meno pubblico sugli spalti. Il regno delle corse dei cavalli diventa l’agenzia ippica. Il pubblico pian piano si allontana dalle strutture ippiche, le famiglie intere cominciano ad allontanarsi dal cavallo che invece meriterebbe di essere più coccolato dal pubblico vero.

Nel frattempo però l’ippica vede nascere il simbolo dell’Italia trottistica, un simbolo mondiale che comincia a farsi largo già a due e a quattro anni s’impone anche a Taranto, il 18 luglio del 1999 nel Gran Premio Città di Taranto: il suo nome è Varenne, vince con facilità disarmante il gran premio riservato ai migliori quattro anni. E’ proprio Taranto a sancire la sua supremazia, poi vincerà a ripetizione Lotteria, Amerique, International Trot ed Elitlopp. Mentre Varenne sale l’ippica nazionale paradossalmente scivola nel baratro, ma l’ippodromo Paolo VI